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Ricettazione e prezzo d’acquisto, le riflessioni di Bonaventura Sorrentino

Il parere dell’esperto sul nuovo capitolo della lotta all’illegalità

“Si legge un’ondata di ottimismo sulle misure di verifica e di controllo che, a seguito dei recenti provvedimenti normativi e delle indicazioni ministeriali di riferimento, starebbero per infliggere, nella immediatezza, ferite mortali alla illegalità praticata nel settore petrolifero. Nel rispetto degli sforzi del legislatore e del lavoro encomiabile dei verificatori, sarei più cauto nei giudizi e soprattutto meno ottimista, altrimenti si corre il rischio di dare l’impressione di non comprendere a fondo la problematica , che è molto complessa .

Leggo, ad esempio, che la panacea della lotta al contrabbando sarebbe l’imputazione di ricettazione per l’acquirente di prodotti che si presumono provenienti da un mercato illegale. Sarebbe forse il caso di riflettere sul fatto che, alla fine, prescindendo dai verbali dei verificatori, tutto confluisce nelle aule dei tribunali dove vale l’applicazione della legge e dunque il peso dell’impianto probatorio.

E’ appena il caso di citare gli elementi necessari per l’imputazione di ricettazione che non è, tra l’altro, un reato previsto e regolamentato solo di recente dal codice penale e dunque, si presume, già paventato in passato, evidentemente con scarsi risultati. Notoriamente la linea di demarcazione tra la presunta ricettazione e l’incauto acquisto, quest’ultimo di irrilevante peso sanzionatorio, è stato più volte spostata dalla giurisprudenza, fino a far rientrare la ricettazione nell’alveo del dolo eventuale, definendone i contorni .

Recentemente, le Sezioni Unite, risolvendo il contrasto interpretativo, definiscono il confine tra le due fattispecie limitrofe della ricettazione e dell’incauto acquisto. E siffatto discrimen viene ravvisato nel diverso grado di adesione psichica al fatto di reato, più intenso nel dolo eventuale della ricettazione che non nel semplice sospetto dell’incauto acquisto: il dolo della ricettazione, è comunque integrato non solo dalla certezza dell’illiceità sulla provenienza della cosa, ma anche dalla consapevole accettazione di tale concreta possibilità; si pone dunque ad un livello di maggiore adesione alla fattispecie tipica rispetto al semplice sospetto, il quale, invece, potendo suscitare nell’agente un atteggiamento di semplice disattenzione o noncuranza, costituisce elemento tipico dell’incauto acquisto.

Dunque affinché si possa parlare di ricettazione occorre dimostrare, con elementi probatori solidi, di essere stati al momento dell’acquisto certi della illiceità della provenienza del bene. Sta alla giurisprudenza perimetrare i margini interpretativi della consapevolezza della provenienza illecita del bene, spazio che attualmente apre un mondo…alla difesa; si parla di prove gravi ed univoche.

Senza voler entrare nel tecnicismo giuridico, non è questa la sede, si vuole semplicemente chiarire che non è affatto scontato far valere nei casi di specie l’imputazione di ricettazione e sostenerla, per l’accusa, nella fase istruttoria e dibattimentale .

Così come lascia perplessi l’idea che si possa dare una peso probatorio, in sede penale in termini di frode fiscale, al prezzo di acquisto; addirittura definendo i criteri di calcolo di un “mark up” ritenuto congruo, in un sistema di libero mercato. Non so quanto possa andar bene, ad esempio, in presenza di risultati di bilancio in linea con quelli del settore. Il “sottocosto” può’ essere un concetto molto relativo in termini di strategia aziendale ed il rischio, ad esempio, è che ci si orienti in forme di aggregazione di impresa che possano, in considerazione del volume, riuscire a dimostrare la sostenibilità commerciale.

Quello che maggiormente conta ed ha un peso è il lavoro egregio e capillare di vigilanza e di controllo e soprattutto di prevenzione delle forze dell’ordine sul territorio, finalizzato principalmente a prevenire e reprimere un fenomeno divenuto gravissimo per l’Erario e pesantissimo per il bilancio degli operatori onesti”.

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